Nutrimento per l'anima: i consigli di Faith!

  • da vedere: "Mine Vaganti", di F.Ozpeteck, con R.Scamarcio, A.Preziosi - 2010
  • da ascoltare: "Romeo e Giulietta", Prokofiev
  • da leggere: "Cieli di Zafferano", L.Lokko

giovedì 17 maggio 2007

Arriva un giorno in cui bisogna prendere una decisione
















La linea d'ombra
la nebbia che io vedo a me davanti
per la prima volta nella vita mia mi trovo
a saper quello che lascio e a non saper immaginar quello che trovo
mi offrono un incarico di responsabilità
portare questa nave verso una rotta che nessuno sa
è la mia età a mezz'aria in questa condizione di stabilità precaria
ipnotizzato dalle pale di un ventilatore sul soffitto
mi giro e mi rigiro sul mio letto
mi muovo col passo pesante
in questa stanza umida di un porto che non ricordo il nome
il fondo del caffè confonde il dove e il come
e per la prima volta so cos'è la nostalgia la commozione
nel mio bagaglio panni sporchi di navigazione
per ogni strappo un porto per ogni porto in testa una canzone
è dolce stare in mare quando son gli altri a far la direzione
senza preoccupazione
soltanto fare ciò che c'è da fare
e cullati dall'onda notturna sognare la mamma... il mare.
Mi offrono un incarico di responsabilità
mi hanno detto che una nave c'ha bisogno di un comandante
mi hanno detto che la paga è interessante
e che il carico è segreto ed importante
il pensiero della responsabilità si è fatto grosso
è come dover saltare al di là di un fosso
che mi divide dai tempi spensierati di un passato che è passato
saltare verso il tempo indefinito dell'essere adulto
di fronte a me la nebbia mi nasconde la risposta alla mia paura
cosa sarò dove mi condurrà la mia natura?
La faccia di mio padre prende forma sullo specchio
lui giovane io vecchio
le sue parole che rimbombano dentro al mio orecchio
"la vita non è facile ci vuole sacrificio
un giorno te ne accorgerai e mi dirai se ho ragione
arriva il giorno in cui bisogna prendere una decisione..."
E adesso in questo giorno di monsone
col vento che non ha una direzione
guardando il cielo in senso di oppressione
ma è la mia età dove si sa come si era e non si sa dove si va,
cosa si sarà che responsabilità si hanno
nei confronti degli esseri umani che ti vivono accanto
e attraverso questo vetro vedo il mondo come una scacchiera
dove ogni mossa che io faccio può cambiare la partita intera
ed ho paura di essere mangiato ed ho paura pure di mangiare
mi perdo nelle letture, i libri dello zen ed il vangelo
l'astrologia che mi racconti il cielo
galleggio alla ricerca di un me stesso con il quale poter dialogare
ma questa linea d'ombra non me la fa incontrare.
Mi offrono un incarico di responsabilità
non so cos'è il coraggio se prendere e mollare tutto
se scegliere la fuga od affrontare questa realtà difficile da interpretare
ma bella da esplorare
provare a immaginare cosa sarò
quando avrò attraversato il mare
portato questo carico importante a destinazione
dove sarò al riparo dal prossimo monsone
mi offrono un incarico di responsabilità
domani andrò giù al porto e gli dirò che sono pronto per partire
getterò i bagagli in mare studierò le carte
e aspetterò di sapere per dove si parte quando si parte
e quando passerà il monsone dirò
levate l'ancora diritta avanti tutta
questa è la rotta
questa è la direzione
questa è la decisione.

Lorenzo Cherubini

sabato 12 maggio 2007

Musica

Raccolgo con piacere l’invito della cara perlinavichinga a partecipare ad una nuova catena. Consiste nell’elencare le (circa) 10 canzoni più importanti della mia vita. Vi dirò che non è facile, che sicuramente appena finito me ne verranno in mente altre che non mi perdonerò di non aver inserito…ma ci provo, come va va! Ognuna di queste canzoni rappresenta un lato di me, o un momento della mia vita. Le amo al di là di un mero fattore estetico…sono diciamo un piccolo ritratto di ciò che sono e sono stata. Ecco a voi…

Blunotte, C. Consoli

Heart-Shaped box, Nirvana

At my most beautiful, R.E.M.

Quello che, 99 posse

Don’t speak, No doubt

You oughta know, A.Morissette

Lasciati, Subsonica

The power of love, Frankie Goes to Hollywood (nella versione dei Motel Connection)

La ballata di Michè, F. De Andrè

I giardini di marzo, L. Battisti

Immortalità, Pearl Jam

Passo come sempre ai miei affezionati Rain, Kiki, Nerò, Viola, Fra, Cilions, Pideye e Mr Chinaski, e naturalmente a chiunque voglia farlo!

sabato 5 maggio 2007

Si viene e si va

È stata strana quella serata. Non abbiamo cenato, abbiamo appena spiluccato qualcosa perché avevamo lo stomaco chiuso. Senza ammettere il perché. Senza capire il perché.
Siamo rimaste intorno al tavolo a chiacchierare, ogni tanto ci strappavamo una risata, ma con un senso di attesa addosso. Non ci rendevamo neanche bene conto di cosa stesse succedendo.
Poi è arrivata la macchina, abbiamo caricato gli scatoloni, li abbiamo scaricati nella casa nuova.
Abbiamo capito che stava cambiando qualcosa, o forse che qualcosa era già cambiato da tempo. Poi io sono tornata a casa, e mi è sembrata così vuota senza la luce accesa nella stanza in fondo al corridoio. Sono andata a guardarla, e mi è venuta quella sensazione strana, di tristezza e sollievo insieme.
E mentre in macchina tornavo verso casa, ho ricordato quando siamo arrivate insieme in quella casa piccola piccola, vecchia e scassata, ma nostra. Andavamo a dormire alle 4 solo perché volevamo sentirci grandi e indipendenti, e poi finivamo fuori quel balconcino stretto a parlare di Dio e degli alieni.
Abbiamo imparato a cucinare, e quelle cene luculliane sono rimaste alla storia! E abbiamo collezionato tutte quelle bottiglie sulla credenza della cucina…
E poi la casa di Victor nello sgabuzzino, invitare ogni sera gente a cena, e tutti che dal paese venivano da noi, nella casa che ospitava tutti.
E le risate, tante, i bicchieri rotti, le partite a carte infinite.
I film noleggiati e le pizze di quando nel frigo non c’era più niente, stare in due nel letto perché faceva freddissimo. Raccontarsi a prima mattina cosa avevamo sognato, e provare a interpretarli.
Poi gli scazzi, le delusioni, cambiare casa e non capirsi più. Ma siamo andate avanti lo stesso, anche se tante cose sono cambiate. Non c’è più stata quella sensazione di complicità che tanto ci vantavamo di avere, quell’essere unite sempre e comunque è sfumato piano piano, dietro le incomprensioni, dietro un velo di egoismo che faticava ad essere superato.
Tutto questo ho pensato, mentre tornavo a casa, mentre guardavo quella stanza vuota.
E mi chiedo se un po’ l’avete pensato anche voi.
Si dice che le cose belle finiscono sempre a un certo punto, e forse quei momenti bellissimi non torneranno più.
Ma ne cominceranno altre, di cose belle.
Lo spero per voi.
Lo spero per me.

venerdì 27 aprile 2007

Una giornata particolare

Domenica 22 aprile.
Ore 6.30. Suona la sveglia. È domenica mattina ed è praticamente l’alba, dalla finestra entra la luce sottile della primavera. Cosa ci faccio sveglia a quest’ora?! Ma è chiaro, è una nuova avventura di Faith combinaguai! Anche stavolta mi è venuta una “geniale” idea…voglio partecipare al mercatino dell’antiquariato e artigianato della mia città per vendere le mie creazioni con il decoupage e quelle in swarovski di una mia amica. Il problema è che la brillante idea mi è venuta appena quattro o cinque giorni prima della data in cui si tiene il mercatino (che qui si fa ogni quarta domenica del mese) e ho coinvolto, volente o nolente, tutta la mia famiglia nell’organizzazione del necessario! Vorrei raccontarvi anche le peripezie dei giorni precedenti, ma verrebbe fuori un romanzo…così eccovi il racconto della giornata di domenica! Poco prima mi uscire di casa consulto il mio piccolo libro delle risposte. Gli chiedo: “Andrà bene?”. Mi risponde: “Và avanti con calma”. Che vorrà dire?!

Ore 7.30. Io e il brother (mio inseparabile compagno in quest’avventura) arriviamo in piazza con la macchina caricata da mercanti in fiera. Andiamo a cercare la responsabile che ci dirà dove metterci. Trovato il posto, iniziamo a scaricare tutto. Ma si vede che siamo inesperti! Gli altri in quattroequattrotto montano tutto, noi ci mettiamo un po’ ma alla fine riusciamo a raccapezzarci. Mi accorgo che ho dimenticato un nastrino, così già che c’è la bancarella apposita vado a comprarlo. E lì trovo il tizio che se ne va in giro mettendo a posto la merce e cantando a squarciagola delle cose tipo “I’ t’ vurrìa vasàààààà”. Cominciamo bene, alle 8 di mattina tutta ‘sta voglia di cantare. Io c’ho un sonno. L’altra tizia della bancarella ha i miei stessi pensieri, e infatti gli butta lì una protesta. Il tizio si gira enfaticamente, ribattendo con forte accento napoletano: “l’uccello in gabbia, o canta per ammore o canta per rabbia…e questo canta per rabbia!! Tiè!”. La tizia tentenna sconsolata. È ufficiale, a quest’ora del mattino la sanità mentale è un miraggio. Mi prendo il mio nastrino e me ne torno alla base.

Ore 9.30. È circa verso quest’ora che il nostro banchetto prende una forma decente. Ci pappiamo un cornetto (ci hanno piazzato proprio di fronte al bar, che sorte!) e ci accingiamo sorridenti ad accogliere i clienti! Nel frattempo faccio un po’ di foto alla bancarella, alla piazza e al brother, che un po’ si vergogna, un po’ si diverte, un po’ chiede a Dio perché gli ha mandato una sorella svitata in questa maniera.

Ore 11.00. La mattina trascorre, la gente si avvicina e guarda, alcuni fanno complimenti. Ma di mettere mano al portafogli non se ne parla. Ma io sono ancora fiduciosa. Sicuramente dopo mezzogiorno la piazza si riempirà come al solito!

Ore 12.30. Ma dove diavolo è la gente?! Che sfiga, con questo sole splendente sono andati tutti al mare…solitamente a quest’ora non si può camminare nella piazza per quanta gente c’è. Oggi ci passerebbe un tir a rimorchio a porte aperte. E vabbè. Sicuramente nel pomeriggio la piazza si riempirà come al solito! (…?…)
Intanto accanto a noi c’è una signora che vende centrini (che noi a prima mattina abbiamo sfottuto e invece sta vendendo come una pazza!) e dall’altra parte due vecchietti che intrecciano ceste a mano (e pure loro hanno un successone). A un certo punto sento il vecchietto delle ceste che attacca una tirata al vicino di bancarella, ci presto attenzione solo da un certo punto, cioè quando alle mie orecchie arrivano cose tipo: “…perché l’uomo nasce con una malattia: la VECCHIAIA!!!...i giorni passano, e non tornano più…tu oggi sei così, ma sei più vecchio di ieri…pure di un solo giorno, ma sei VECCHIO (indice puntato)!…”
‘mmazza che angoscia. Il signore di fianco gli chiede quanti anni ha e lui risponde che ne ha tipo 75, e il signore gli dice che se li porta bene. Non l’avesse mai fatto. “Seeee, ma io non sto bene, c’ho un sacco di acciacchi, la pressione, sono cardiopatico, il colesterolo…seeee…”
Poco dopo arrivo l’altro cestarolo con il pranzo. Il signore di fianco chiede: “che mangiate?”
E il vecchietto: “mah…niente…abbiamo ordinato un po’ di cannelloni, abbacchio con le patate…ecc.ecc.”
Alla faccia del colesterolo!
A me intanto mi arrivano ondate di odorino di cannelloni, mentre il brother ancora non mi porta il panino.
Poi passa una tizia un po’ strana che mi chiede se ho le ali della fata notturna. Hmh.
La signora dei centrini mi racconta la storia della sua vita. Almeno è socievole!

Ore 14.00. Arriva il panino! Nel frattempo una ragazzina mi gironzola intorno, dopo aver guardato un po’ le mie cose attacca bottone. Anche lei fa parte del popolo dei bancarellari, è con sua madre un po’ più in là. Vuole che le parli un po’ di come faccio decoupage. Anche lei un po’ lo sa fare, e mi racconta le cose che sa. È curiosa, magrissima e con degli occhi verdissimi. È di Caserta, e quando parla in dialetto è troppo forte! Del tipo: guarda una scatolina un po’ particolare che ho fatto e mi dice che non le piace. Le dico che me l’hanno ordinata ma non l’hanno più presa, per questo è così strana. Lei candidamente mi risponde: “e tu non ce l’hai schiattata ‘n cap’?”. Fantastica.
Poi arriva il pazzo della città (uno dei tanti) e come al solito inizia a invocare Maria e tutti gli angeli del paradiso. Ci mancava solo lui.

Ore 15.00. Di ritorno dalla pausa pranzo, la signora “veterana” del decoupage al mercatino mi passa davanti. Mi scruta e se ne va. Dopo un po’ torna indietro, e si ferma a guardare le mie cose con aria un po’ di curiosità, un po’ di superiorità. Fissa un po’ la mia bancarella, e poi con aria di sfida si volta e se ne va. Mah!

Ore 17.00. Anche il mio love è arrivato a darmi sostegno, e altri amici passano a curiosare. Sicuramente sono la bancarellara con più amici di tutto il mercatino! Qualche amico o parente di buona volontà fa qualche acquisto. Meno male!
Anche se il commento più ricorrente è: “ma le hai fatto tu ‘ste cose?!”, con aria stupita. Sì, le ho fatte io, beh? Che c’ho la faccia da incapace che non posso saper fare qualcosa? Mah!
Il secondo commento più gettonato è: “ma anche questi li fai tu?” indicando i gioiellini di swarovski. No, quelli no. “Aaaahhhh” (come per dire: mi pareva strano). Ok, ho la faccia da incapace.

Ore 19.00. La fase di vendita acuta che stavamo aspettando non arriva, sono andati tutti alla vicina Sperlonga a prendere il gelato e guardare il mare. C’è un po’ di gente, molti si fermano anche a guardare. Ma quasi nessuno fa acquisti.
Un tizio strano con una camicia a quadrettini che cammina a pugni stretti viene a chiedere il prezzo di un girocollo di swarovski. Glielo dico. Non batte ciglio, gira i tacchi e se ne va.
Più tardi torna e viene a chiedere il prezzo di un anello. Idem come sopra.
Di tizi strani non c’è penuria.

Ore 21.00. Nella piazza c’è un po’ di movimento, ma tra i bancarellari serpeggia lo scontento: non si vende. Ho scelto proprio la giornata giusta!
Intanto la mia giovane amica viene a farmi vedere un pacchetto di colori a tempera molto accesi, mi dice che a lei piacciono tanto. Poi scappa via perché al suo banco c’è gente. Dopo un po’ vado a riportarglieli, e lei mi dice che me li aveva regalati. Che carina! Per ricambiare le regalo una piccola scatolina rosa con una farfalla che avevo fatto.

Ore 22.00. Non abbiamo venduto moltissimo, ma ci arrendiamo e cominciamo a smontare tutto.
Arriviamo a casa un’oretta dopo, del tutto esausti. Conto gli euri. Alla fine mi sono ripagata le spese e diciamo che in quanto a guadagno netto posso pagare una serata in pizzeria per due.
Ma anche se a livello economico non abbiamo sfondato, di certo è stata un’esperienza parecchio divertente. E sinceramente sono orgogliosa di me per aver avuto quest’idea, e averci creduto fino alla fine. Qui i ragazzi della mia età passano il tempo tra bar, pub e giri in macchina. A me sta stretta questa vita. Mi piace spendere il mio tempo in qualcosa che mi piace fare, non semplicemente ammazzare i pomeriggi combattendo la noia.
Poi da queste parti c’è l’idea che chi fa una cosa simile è perché ha bisogno di soldi, o in ogni caso che i venditori ambulanti sono dei poveracci. Non si pensa che può essere un’esperienza divertente, un piccolo modo di mettersi alla prova. O che guadagnare dei soldi con qualcosa che è frutto del mio lavoro sarebbe motivo di orgoglio, non soltanto per il fattore economico in sé per sé, ma anche per la soddisfazione di essere apprezzata.
Io comunque sono contenta…e a Natale ci riprovo!!!
Anche perché poco prima di andare a letto ho consultato nuovamente il libro delle risposte. Gli ho chiesto: “Ho fatto bene a fare questa cosa?”. Mi ha risposto: “Non lasciare a metà ciò che hai iniziato.”
Più chiaro di così!!!


lunedì 16 aprile 2007

Qualcosa che non c'è


Alla ricerca di quel qualcosa che non c'è...ma cos'è?

martedì 10 aprile 2007

9 aprile


Ce ne vorrebbero di più, di giornate così.
Giornate di sole splendente e cielo limpido, azzurro e pulito com’è solo a primavera.
Di chiacchiere semplici e risate sincere, di un fiore di campagna sulla tavola, giornate in cui guardi l’allegria attorno a te e ti chiedi “cos’altro voglio?”.
Giornate in cui l’odore della carne arrosto riempie l’aria e stuzzica l’appettito, in cui mangi un dolce e ne assapori il gusto fino in fondo, lentamente e senza fretta.
Giornate dove ti trovi su un’altalena fatta a mano, e mentre ti dondoli abbracciato alla persona che ami respiri a fondo per non perderti neppure una sfumatura di quel momento.
Giornate in cui il sorriso di un bimbo piccolo ti scioglie, in cui ti perdi in quegli occhi puliti, innocenti, che sembrano bere tutto ciò che guardano.
Giornate in cui senti l’affetto, l’amicizia sincera intorno a te, in cui percepisci che chi ti sta accanto è felice di esserci, lì, in quel posto, in quel momento.
Le note di una chitarra strimpellata danzano nella sera che scende lieve e fresca, e ci avvolgono, ci accarezzano il cuore.
E dimentichiamo i libri, il lavoro, i problemi.
E stiamo bene.

foto by Faith

domenica 25 marzo 2007

"We're one, but we're not the same"

E insomma, mi sono un tantino stufata.
Sono mesi, precisamente dalla morte di una giovanissima modella brasiliana per anoressia, che questo problema è tornato ad occupare pagine e pagine di cronaca.
Zapatero vieta alle modelle con Imc inferiore a 15 di sfilare. La Melandri firma un manifesto di sensibilizzazione verso tutto il mondo della moda.
Ma se da una parte apprezzo questi tentativi di intaccare la granitica regola della magrezza sulle passerelle, dall’altra mi sembrano solo dei semplici palliativi.
Anche perché penso che non dovrebbe esserci la necessità di imporre questa specie di “regolamentazione”, ma dovrebbe essere un qualcosa di spontaneo, che non segue regole precise che, dato l’argomento, mi sembrano delle volte veramente ridicole. Infatti non credo che una donna debba essere demonizzata solo perché porta una taglia 38 o 40, ma che ha un problema se per entrarci digiuna e si fa del male.
Credo però che non andremo mai da nessuna parte se sulla riviste si continuano a vedere solo ragazze piattissime e spesso levigate da Photoshop.
Se anche noi donne normali, vedendo una ragazza per strada con qualche imperfezione o con un paio di kg in più la definiamo “brutta e cicciona” (mi è capitato, giuro, e la ragazza in questione era anche una bella ragazza).
Se andando in un negozio e chiedendo una gonna taglia 46 devo sentirmi rispondere con aria di sufficienza che “solo questa casa fa ANCHE la 46…” come se avessi chiesto una 60 calibrata, e chiedendo invece una maglietta devo sentirmi dire che “queste sono taglie uniche, entrano a tutte”. Sì, a tutte le amichette di mia cugina. Che fa la prima elementare.
Se devo sentire i soliti DolceendGabbana che dichiarano che loro non sono medici che devono controllare lo stato di salute delle modelle, e che se hai i fianchi “larghi” la modella non la fai, e stop. Ignorando che poi non dico tanto ma almeno la metà di coloro che compreranno i loro vestiti i fianchi larghi ce li avranno e manco poco. E sentire di modelle che per non farsi venire fame si impasticcano, e/o ingoiano ovatta imbevuta di succo di frutta.
Se devo vedere donne bellissime e formose sui giornali (ecco un esempio...) , e leggere una didascalia che le indica come “plus size model”, modelle per taglie forti…
Ma per favore!
Io non dico che dobbiamo essere tutte formose o tutte magre, tutte alte o tutte tettone. Ma semplicemente che siamo tutte uniche. Tutte con un proprio sguardo, con la propria linea delle labbra. Tutte con la propria taglia di seno e tutte con il proprio difetto peggiore e pregio migliore. E che non c’è niente di male se si tenta di migliorarsi. Ma se poi dobbiamo diventare come tante Barbie di plastica fatte in serie…no, grazie.
Scelgo la mia imperfezione, la mia unicità.
Scelgo me.

sabato 17 marzo 2007


"...Ed è forte quello che ho dentro

distante dalla mediocrità

e ho rischiato di perdere tutto

per non subirla..."


C.Consoli

lunedì 12 marzo 2007

Occhi limpidi


Questa mattina mi sono affacciata al mio balcone, e ho respirato a fondo. Ho sentito la pace intorno a me, ho guardato il cielo. Ho sentito il tepore primaverile dell’aria, annusato quell’odore che si sente appena l’inverno inizia a scivolare via.
Ho chiuso gli occhi e ho sentito le mie braccia, le mie gambe, ogni parte di me. E mi sono sentita una ragazza fortunata. Ho capito quanto sia stata generosa la vita con me finora. Ho una bella famiglia, delle volte ci sono problemi, ma ci vogliamo bene e siamo uniti, sempre.
Ho degli amici veri, pochi ma sinceri.
Sono innamorata.
Sono nata dalla parte del mondo che mi permette di vivere in una casa bella e luminosa, di frequentare l’università, di andare in giro per strada forte della mia libertà. Sarei potuta diventare un medico, un avvocato, una cartomante, una barista. Ho la possibilità di scegliere cosa fare della mia vita. Poi tocca vedere se ci riuscirò, ma almeno ho la libertà di provarci. Ho sempre il frigo pieno, godo di ottima salute. E questa per me è pura e semplice fortuna, di cui ringraziare Dio o chi per lui ogni giorno. Non ho fatto niente per meritarmi questo, mi è capitato. E non posso più sopportare chi si sente l’ultimo sfigato della Terra solo perché ha avuto una grossa delusione d’amore, o cose simili.
Accetto che una persona soffra, anche se gli fa male l’unghia del pollicione del piede. Ho rispetto di ogni forma di sofferenza. Ma non tollero le persone che fanno a gara per vedere chi ha pianto più lacrime, come se crearsi un motivo di dolore renda una persona più in. Come se il bello&dannato fosse interessante davvero.
Basta!
Credo di essere cambiata in questi ultimi mesi.
Ho detto basta alle situazioni che non mi permettevano di andare avanti, ma di restare sempre ferma e ancorata come se avessi piedi di cemento. Basta a chi si nasconde sempre dietro un problema. Ho lavorato su me stessa per fregarmene se ci sono persone su cui ho puntato molto ma che mi hanno deluso troppe volte. E credo di esserci riuscita, almeno in parte. Prima facevo finta di fregarmene e soffrivo dentro. Adesso no. Adesso ho imparato ad accettare che non sono io che sono sbagliata. Sono loro a perdersi qualcosa, sempre occupate a guardare indietro, invece di curarsi le ferite ed andare avanti. Cazzo, abbiamo vent’anni.
Adesso ho voglia di vivere, sono piena di vita che vuole esprimersi. Voglio uscire e ridere, voglio guardare ai miei sogni senza paura di non esserne all’altezza. Voglio respirare questa primavera che nasce ora. Voglio imparare dalla mia cuginetta di 6 anni a guardare il mondo con quegli occhioni limpidi, come fa lei. Voglio lavare via tutta l’inadeguatezza che mi sono sempre sentita attaccata addosso, come una soffocante coperta.
Voglio essere felice di essere me. Voglio volermi bene.
Finalmente.

sabato 3 marzo 2007

Cronaca di uno stress annunciato!


Ha deciso qualcuno, nella sua saggezza imperscrutabile, che io non posso fare cose semplici. Cose facili e lineari, tipo andare in facoltà, rispondere all’appello, fare il mio esame ed andare a casa. No, non va mai così. Mi sarà capitato sì e no cinque o sei volte una cosa simile, su ventotto esami dati finora. E anche questa volta, infatti, si è svolto tutto in maniera alquanto bizzarra. Meno male, sennò cosa avrei da raccontarvi?!

28 febbraio, ore 10.40. Arrivo in facoltà insieme a mio fratello, che deve sostenere il mio stesso esame. Il temutissimo “Storia del teatro contemporaneo e regia teatrale”, da 8 cfu. Un’enormità! Con una prof, pare, molto esigente. Ci tengo molto a fare quest’esame e a farlo bene, perché vorrei chiederle la tesi, a costei. E, sempre pare, la tizia sia selettiva su chi far laureare con lei. Sono mesi che penso a quest’esame, perché se non va (molto) bene sfumerà anche il mio progetto tesi. Insomma, alle 11 c’è l’appello. La prof arriva che manca poco a mezzogiorno. Se ne esce che siccome siamo troppi chi vuole può farlo scritto, io ovviamente non ci penso proprio. Tra assenti e gente che fa lo scritto salgo di molto nell’elenco, divento tipo quinta o sesta. Esulto! Lo faccio oggi e mi tolgo il pensiero!! Comincio a prepararmi psicologicamente che di lì a poco affronterò l’esame.

Ore 13.15 (e sottolineo 13.15). La prof si degna finalmente di farci sapere come ci ha divisi. Legge il foglio del primo giorno, c’è mio fratello ma io non ci sono. Secondo giorno, non ci sono. Terzo giorno, idem…
“prof scusi, c’è qualcosa che non va…all’appello ero tra i primi, ora non ci sono più!”
“beh, come si chiama?”
“bla”
“qui c’è bla!”
“ehm…no, siamo in due…”
“oh beh, allora l’abbiamo saltata perché c’erano due cognomi uguali…”
Ma si può!!! Non esiste gente che ha cognomi uguali sulla faccia della terra?!?
Calma.
“beh scusi ma io cmq ero tra i primi, mi inserisce oggi?”
“no, no…siete troppi! Può tornare lunedì?”
(ricacciando indietro il tocco che mi sta venendo) “ma come lunedì…non posso (=non ce la faccio!)”
“ma io non so quando inserirla!”
(ricacciando indietro le mazzate che vorrei darle) “prof scusi, ma l’errore non è stato mio!”
Al che una ragazza in parte mi salva: “potresti venire domani al posto mio perché io non posso”
Vabbè…vengo domani. Se proprio.

Mio fratello fa l’esame (che va bene), e tenta di convincermi che devo stare tranquilla. Io, la donna un tempo conosciuta come unieuro (l’ottimismo è il profumo della vita), mi lascio sprofondare nella disperazione. Passano le ore e il cervello mi si svuota. I nomi iniziano a sbiadire e confondersi, le date si scambiano di posto tipo cartavincecartaperde. Mi avvio verso casa, mesta e affamata. Ho dimenticato di mangiare.

Ore 23.30. Mi metto a dormire. Stranamente mi addormento subito.

Ore 00.50. Credevi di dormire eh? ILLUSA! Occhi sbarrati e pagine del libro di spazio scenico (incomprensibile) che mi ostentano davanti una danza macabra. Rimarrò tutta la notte a rigirarmi nel letto sudando come una disgraziata e tormentandomi senza tregua.

1 marzo, ore 8.00. Più stanca di quando mi sono messa a letto, mi alzo. Sono i n g u a r d a b i l e. E non sto scherzando. Ho delle occhiaie che la fossa delle marianne sembra uno stagno al confronto.


Ore 10.00. Incurante del fatto che sono l’ultima della lista, arrivo trafelata come se fossi in ritardo e mi siedo come uno spettro davanti allo studio dove si tiene l’esame. Mi viene da piangere. Non sono mai stata così male per un esame in vita mia!
Ma qui accade il miracolo. La prof si affaccia alla porta.
“Chi deve fare l’esame con me?”
(guardandomi intorno, sconvolta) “i..i..io”
“Venga”

Per la miseria, ha chiamato me. L’assistente che ha i fogli non c’è ancora, così iniziano a caso.
Entro, mi siedo, ho lo stomaco a forma di infinito.
Ho il cervello vuoto.
E poi, per magia, si è applicata la (mia personalissima) regola del cervello a sipario, che magari poi vi espongo.
La prima cosa che l’assistente mi chiede è il libro di spazio scenico, of course. Ma me la cavo. E poi giù a parlare di Appia e Craig, Brecht e il teatro epico, Strehler e il piccolo di Milano, e altro ancora.
La tizia mi chiede in che voglio laurearmi, e io “in questa materia!”
Così mi fa passare dalla prof. Che mi chiede cosa mi ha interessato di più. E giù a parlare ancora. Alla fine sta per svangarmi, quando io la butto lì: “prof scusi…potrei venire a parlarle della mia tesi?”
“sì certo, venga a ricevimento!”
Halleluja, halleluja!!!! Mesi di studio, lezioni alle 8 mai perse, chili di libri, concretizzati in quella frase. Sì, certo. E nel maestoso 30 sullo statino!

Ma credete sia finita qui? Illusi voi, stavolta!

Ore 13.45. Sono a termini. Cammino con una faccia ebete, le occhiaie e i capelli sconvolti e uno stupido sorrisetto. Happy, schalalalla, it’s nice to be happy, schalalalla. Tra un po’ mi metto a battere il cinque a chiunque passi sulla mia strada.
Vado da spizzico per nutrirmi, mi siedo di fronte a una signora in pausa pranzo con occhiaie tipo le mie. A un certo punto…
“uff…si ricomincia…”
“eh, io invece ho appena finito…”
“ah sì?”
“sì, ho dato un esame”
Errore, errore, errore. La signora, evidentemente stressata, si sfoga con me per circa 15 minuti filati di sua figlia che fa il primo anno di medicina, ed è stressata, piange sempre, non fa altro che studiare ma si lamenta di non sapere niente, e poi l’esame di statistica, i prof, l’amica, le ripetizioni, e anatomia…cerco contemporaneamente di mangiare la mia pizza e rincuorarla. Ma lei vuole solo p a r l a r e. Non le interessa ascoltare. Deve s f o g a r s i. E vabbè.

Ore 14.15. Superata la signora stressata, vado alla ricordi. Mi regalo un cd di Carmen Consoli, l’unico che mi manca. Sono così stanca che non ce la faccio nemmeno a guardare i cd. Prendo quello che mi interessa, e vado a pagare. La ragazza alla cassa mi saluta con un “ciaooo” stranamente amichevole. Ricambio (happy, schalalalla) ma mentre cerco con poco successo di riporre il portafogli nello zaino stracolmo, la tizia nota i libri. Io, per rispondere alla sua faccia interrogativo, dico
“ehm…ho appena fatto un esame, con tutti questi libri…”
“ma daaaaiiii! Oggi è giorno di esami!! Spero sia andato bene!!”
“ehmm..abbastanza! ho preso 30…”
“bravissiiiiimaaaa! Che esame eraaa?!?”
“teatro contemporaneo e regia teatrale”
(con una parlato alla Carlo Verdone che imita l’hippie alternativo) “Bellissimoooo!!! Ma dimmi dimmi, cosa ti piace del teatro?! Eh?!”
“ehm..tutto!”
“Sì…tutto…perché il teatro ti scava proprio dentro eh? Vero?”
“eh sì…vero…”
“sì infatti, è bellissimo, dev’essere proprio stupendo studiarlo eh? Vero?”
“sì, bellissimo…mi dispiace ma perdo il treno, vado…”
“Ok! Ciao ciaooo! Bellissimo…”

E finalmente treno, casa, doccia, letto!

Non c’è una conclusione a questa storia, tranne che non so perché quando me ne vado in giro mi capitano sempre storie da raccontare, quindi…larga è la foglia, stretta è la via, dite la vostra che ho detto la mia! O era stretta la foglia e larga la via? Bah!

Faith

sabato 24 febbraio 2007

Siamo fatti così...

Raccolgo il gentile invito della mia amica Kiki, e vi racconto qualcosina su di me...

SONO: una maledetta sognatrice, e un’inguaribile romantica
TENDENZIALMENTE SEMBRO: un fumetto goffo
FREQUENTO: ho imparato da poco a frequentare chi mi fa stare bene, e non chi sterilmente mi affossa
EVITO: di dire sempre la prima cosa che mi passa per la testa
AMO: la mia metà, la mia famiglia, i miei amici veri, pochi ma ottimi!
ODIO: chi mi fa sentire inadeguata
ADORO: nuotare sott’acqua, il cioccolato fondente, ridere di cuore con i miei amici, le manine di un bimbo appena nato
DETESTO: la superficialità e la mancanza di rispetto
RICORDO: le cose belle della mia vita, con un pizzico di nostalgia
RIMUOVO: le delusioni
RESTO INDIFFERENTE: amo o odio o mi incazzo o rido, ma quasi mai resto indifferente
MI COLPISCE: la gentilezza, quella sincera e disinteressata
MI INNERVOSISCE: la maleducazione
MI RILASSA: prendermi cura di me, andare al cinema a vedere una commedia
CHIEDO: sincerità
OFFRO: me stessa, così come sono
SE MI DANNO 10: questa stupida insicurezza mi fa sempre venire il dubbio di nn essermelo
meritato
SE DO 10: è perché ne vale la pena
IMPAZZISCO: mi avvalgo della facoltà di non rispondere!
MI DEPRIMO: quando mi sento sola
MI VESTO: mai seguendo le mode ma come mi sento a mio agio
MI SPOGLIO: un po’ alla volta
MI ELETTRIZZA: una serata divertente, un regalo inaspettato, andare a teatro
MI DEMORALIZZA: trovarmi di fronte a degli ostacoli che non avevo preventivato
MI PIACEREBBE: finire la mia dieta, essere più sicura di me, e visitare tutte le capitali europee!!
Passo anche stavolta il testimone, sperando che prima o poi qualcuno prenda in considerazione i mie inviti!!! :) Sotto a chi tocca!
Rain (non posso risparmiarti, lo sai!)
Nerò (ora che ti sei laureato, torna nella blogosfera!!)
Cilions (sono certa che sarà interessante leggere le tue risposte...)
Viola (mi piace questa ragazza!)
Fra (aspetto impaziente anche le tue risposte!)

mercoledì 21 febbraio 2007

5 cose che farei se non avessi internet

Già che ho un pò di lavoro arretrato (ho ben due "catene" da portare avanti!), mi impegno e per ora onoro l'invito che ho ricevuto per primo, ovvero quello della carissima Viola!
Quindi ecco a voi...

5 cose che farei se non avessi internet.

1) Andrei a dormire prima la sera. Delle volte mi collego la sera e dico: “un minuto e stacco”, poi incontro qualcuno su msn o mi metto a sbirciare in giro e il tempo passa...

2) Certo che se però non avessi internet non potrei chiacchierare con amici che non ho possibilità di vedere spesso. E’ un modo carino per mantenere i contatti con delle persone che per forza di cose non ho sempre vicino ma che ho piacere di sentire.

3) Mi prenderei meno strigliate da mia madre perché arriverebbe una bolletta molto più bassa!

4) Avrei meno distrazioni dallo studio…ma anche meno valvole di sfogo, come questo blog che è uno spazio solo mio e in cui posso esprimermi come meglio credo! E rispetto a un semplice diario, mi dà la possibilità di avere un pubblico tutto mio… :)

5) Mi sbatterei per cercare informazioni per le cose che mi servono e/o interessano! Cose dell’università, ma anche l’indirizzo di un qualche posto dove devo andare, i mezzi da prendere per arrivarci, dove trovare un certo libro.

Beh, alla fine non sto male con internet...che ne dite voi?

Passo la palla a Rain, Fra, Kiki, Laura, Mr Chinaski...

Buon divertimento!!

mercoledì 14 febbraio 2007

Per il mio amore...

"Se leggera ti farai
Io sarò vento
Per darti il mio sostegno senza fingere
Se distanza ti farai
Io sarò asfalto
Impronta sui tuoi passi senza stringere mai…
Se battaglia ti farai
Io sarò al fianco
Per darti il mio sorriso senza fingere
Se dolore ti farai
Io starò attento
A ricucire i tagli senza stringere mai…
Fuori è un giorno fragile
Ma tutto qui cade
È incantevole
Come quando resti con me…
Fuori è un mondo fragile
Ma tutto qui cade
È incantevole
Come quando resti con me…
Se innocenza ti farai
Io sarò fango
Che tenta la tua pelle senza bruciare
Se destino ti farai
Io sarò pronto
Per tutto ciò che è stato a non rimpiangere mai…
Fuori è un giorno fragile
Ma tutto qui cade
È incantevole
Come quando resti con me…
Fuori è un mondo fragile
Ma tutto qui cade
È incantevole
Come quando resti con me…
Fuori è un giorno fragile
Fuori è un mondo fragile
Fuori è un giorno fragile
Fuori è un mondo fragile
Fuori è un giorno fragile
Ma tutto qui cade
È incantevole
Come quando resti con me…"

Incantevole - Subsonica


"Ti amo come se mangiassi il pane spruzzandolo di sale
come se alzandomi la notte bruciante di febbre
bevessi l'acqua con le labbra sul rubinetto
ti amo come guardo il pesante sacco della posta
non so che cosa contenga e da chi
pieno di gioia pieno di sospetto agitato
ti amo come se sorvolassi il mare per la prima volta in aereo
ti amo come qualche cosa che si muove in me
quando il crepuscolo scende su Istanbul poco a poco
ti amo come se dicessi Dio sia lodato son vivo."
da "poesie d'amore" - Nazim Hikmet


"Sei la mia schiavitù sei la mia libertà
sei la mia carne che brucia
come la nuda carne delle notti d'estate
sei la mia patria
tu, coi riflessi verdi dei tuoi occhi
tu, alta e vittoriosa
sei la mia nostalgia
di saperti inaccessibile
nel momento stesso
in cui ti afferro."
da "poesie d'amore" - Nazim Hikmet


"Donami mille baci, poi altri cento
poi altri mille, poi ancora altri cento,
poi di seguito mille, poi di nuovo altri cento.
Quando poi ne avremo dati migliaia,
confonderemo le somme, per non sapere,
e perché nessun malvagio ci invidi,
sapendo che esiste un dono così grande di baci."
Carme V - Catullo


"Che sia l'amore tutto ciò che esiste
È ciò che noi sappiamo dell'amore
E può bastare che il suo peso sia
Uguale al solco che lascia nel cuore."
Emily Dickinson

giovedì 8 febbraio 2007

Quanto vale un uomo?

Sono veramente indignata.
Domenica riprendono le partite.
Appena una settimana fa un uomo è morto, a causa di una violenza stupida e inaudita.
Senza scopo, senza senso.
Una guerra senza conquiste.
E domenica, come se niente fosse, si gioca.
Io lo trovo uno schifo.
Non c'è più rispetto per la vita delle persone.
Ma "il calcio è un'industria, non si può fermare".
Ditelo a sua moglia. Ditelo alla sua famiglia.

sabato 3 febbraio 2007

Il colore del grano


In quel momento apparve la volpe.

"Buon giorno", disse la volpe.

"Buon giorno", rispose gentilmente il piccolo principe, voltandosi: ma non vide nessuno.

"Sono qui", disse la voce, "sotto al melo..."

"Chi sei?" domando' il piccolo principe, "sei molto carino..."

"Sono una volpe", disse la volpe.

"Vieni a giocare con me", le propose il piccolo principe, sono cosi' triste..."

"Non posso giocare con te", disse la volpe, "non sono addomestica".

"Ah! scusa", fece il piccolo principe. Ma dopo un momento di riflessione soggiunse: "Che cosa vuol dire addomesticare?"

"Non sei di queste parti, tu", disse la volpe, "che cosa cerchi?"

"Cerco gli uomini", disse il piccolo principe. "Che cosa vuol dire addomesticare?" […]

"E' una cosa da molto dimenticata. Vuol dire creare dei legami..."

"Creare dei legami?"

"Certo", disse la volpe. "Tu, fino ad ora, per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l'uno dell'altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io saro' per te unica al mondo".

"Comincio a capire" disse il piccolo principe. "C'e' un fiore... credo che mi abbia addomesticato..." "E' possibile", disse la volpe. "Capita di tutto sulla Terra..."

"Oh! non e' sulla Terra", disse il piccolo principe.

La volpe sembro' perplessa: "Su un altro pianeta?"

"Si". […]

Ma la volpe ritorno' alla sua idea: "La mia vita e' monotona. Io do la caccia alle galline, e gli uomini danno la caccia a me. Tutte le galline si assomigliano, e tutti gli uomini si assomigliano. E io mi annoio percio'. Ma se tu mi addomestichi, la mia vita sara' illuminata. Conoscero' un rumore di passi che sara' diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi fanno nascondere sotto terra. Il tuo, mi fara' uscire dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi, laggiu' in fondo, dei campi di grano? Io non mangio il pane e il grano, per me e' inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo e' triste! Ma tu hai dei capelli color dell'oro. Allora sara' meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il grano, che e' dorato, mi fara' pensare a te. E amero' il rumore del vento nel grano..."

La volpe tacque e guardo' a lungo il piccolo principe: "Per favore... addomesticami", disse.

"Volentieri", disse il piccolo principe, "ma non ho molto tempo, pero'. Ho da scoprire degli amici, e da conoscere molte cose".

"Non si conoscono che le cose che si addomesticano", disse la volpe. "Gli uomini non hanno piu' tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose gia' fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno piu' amici. Se tu vuoi un amico addomesticami!"

"Che cosa bisogna fare?" domando' il piccolo principe.

"Bisogna essere molto pazienti", rispose la volpe. "In principio tu ti sederai un po' lontano da me, cosi', nell'erba. Io ti guardero' con la coda dell'occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po' piu' vicino..."

Il piccolo principe ritorno' l'indomani. "Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora", disse la volpe. "Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincero' ad essere felice. Col passare dell'ora aumentera' la mia felicita'. Quando saranno le quattro, incomincero' ad agitarmi e ad inquietarmi; scopriro' il prezzo della felicita'! Ma se tu vieni non si sa quando, io non sapro' mai a che ora prepararmi il cuore... Ci vogliono i riti".

"Che cos'e' un rito?" disse il piccolo principe.

"Anche questa e' una cosa da tempo dimenticata", disse la volpe. "E' quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un'ora dalle altre ore. C'e' un rito, per esempio, presso i miei cacciatori. Il giovedi ballano con le ragazze del villaggio. Allora il giovedi e' un giorno meraviglioso! Io mi spingo sino alla vigna. Se i cacciatori ballassero in un giorno qualsiasi, i giorni si assomiglierebbero tutti, e non avrei mai vacanza".

Cosi' il piccolo principe addomestico' la volpe. E quando l'ora della partenza fu vicina: "Ah!" disse la volpe, "... piangerò".

"La colpa e' tua", disse il piccolo principe, "io, non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi..."

"E' vero", disse la volpe.

"Ma piangerai!" disse il piccolo principe.

"E' certo", disse la volpe.

"Ma allora che ci guadagni?"

"Ci guadagno", disse la volpe, "il colore del grano".

Poi soggiunse: "Va' a rivedere le rose. Capirai che la tua e' unica al mondo. Quando ritornerai a dirmi addio, ti regalero' un segreto".

Il piccolo principe se ne ando' a rivedere le rose. "Voi non siete per niente simili alla mia rosa, voi non siete ancora niente", disse. "Nessuno vi ha addomesticato, e voi non avete addomesticato nessuno. Voi siete come era la mia volpe. Non era che una volpe uguale a centomila altre. Ma ne ho fatto il mio amico ed ora e' per me unica al mondo".

E le rose erano a disagio. "Voi siete belle, ma siete vuote", disse ancora. "Non si puo' morire per voi. Certamente, un qualsiasi passante crederebbe che la mia rosa vi rassomigli, ma lei, lei sola, e' piu' importante di tutte voi, perche' e' lei che ho innaffiata. Perche' e' lei che ho messa sotto la campana di vetro. Perche' e' lei che ho riparata col paravento. Perche' su di lei ho uccisi i bruchi (salvo i due o tre per le farfalle). Perche' e' lei che ho ascoltato lamentarsi o vantarsi, o anche qualche volta tacere. Perche' e' la mia rosa".

E ritorno' dalla volpe. "Addio", disse.

"Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. E' molto semplice: non si vede bene che col cuore. L'essenziale e' invisibile agli occhi".

"L'essenziale e' invisibile agli occhi", ripete' il piccolo principe, per ricordarselo.

"E' il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa cosi' importante".

"E' il tempo che ho perduto per la mia rosa..." sussurro' il piccolo principe per ricordarselo.

"Gli uomini hanno dimenticato questa verita'. Ma tu non la devi dimenticare. Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua rosa..." "Io sono responsabile della mia rosa..." ripete' il piccolo principe per ricordarselo.

venerdì 26 gennaio 2007

L'insostenibile leggerezza dell'essere

"Fa male allora amare. E' come accettare di farsi scorticare sapendo che in qualunque momento l'altra persona può andarsene via con la tua pelle"
Susan Sontag

Ho trovato questa frase sul blog del caro Francesco, e spero non si dispiaccia se la prendo in prestito.
E' che l'ho sentita così mia, così forte sul fondo dello stomaco che non potevo evitare di dedicarle una paginetta tra i miei appunti.
Sarà che è un periodo un pò così, sarà che piove e fa freddo, sarà che in certi momenti della vita ti senti così fragile...sarà quel che sarà. Tant'è che questa frase è tutto quello che ho voglia di dire oggi.

Faith

domenica 21 gennaio 2007

5 cose che non sapete di me (e che forse sarebbe stato meglio non sapere :) )...

Su invito del caro Fra(anche se mi ero già impadronita di un autoinvito dal simpaticissimo Francesco!), mi accingo a partecipare al gioco del momento….

5 cose che non sapete di me!

1) Sono una fifona. Credo, senza esagerare, di sfiorare livelli patologici. Non posso guardare un film dell’orrore neppure in una stanza illuminata a giorno con 20 persone dentro. Rischio di non dormire per tipo un mese e di farmi la pipì a letto piuttosto che alzarmi di notte. Su tutto e tutti, sono terrorizzata da IT (a causa di mio fratello che mi aspettava in ogni angolo buio della casa sibilando “lo vuoi un palloncinoooo???”!!!! ). Tempo fa ho visto la pubblicità del dvd in tv e non ho dormito due notti. Due anni fa ho fatto la sboronata di guardarmi “The Others”…manco li cani.

2) Quando mi sveglio la mattina sono orribile e intrattabile. Se non ho fatto almeno un sorso di latte non pronuncio verbo. Neppure se sto morendo. E se non trovo il latte, passo una giornata terribile (più per gli altri che per me…).

3) Ancora adesso sfogo il mio sogno segreto di diventare una rockstar cantando (il più delle volte in playback) davanti allo specchio con lo spray del deodorante a mò di microfono, immaginandomi tostissima davanti a un pubblico in delirio. Nel mio sogno sono magrissima e con un po’ di occhiaie (eh…questa vita di eccessi…), i capelli lunghissimi e gli occhi bistrati di nero. E ho una voce tipo la cantante dei Guano Apes, che urla come una matta e la canzone dopo ricaccia una voce che ti fa piangere. It’s only rock ‘n roll…

4) Se non ho due cuscini (uno sotto la testa, uno me lo abbraccio quando sto su un fianco) passo una notte terribile. Sono pessima, lo so…

5) Ho un’insana passione per Winnie The Pooh e tutti gli altri personaggi…non mi stanco è inutile!!! Tutti tentano di redimermi, ma io non riesco a rinunciare al “fanciullino” che è in me!!!

Consapevole che dopo ciò nessuno tornerà più a farmi visita, vi mando i miei più cordiali saluti…

Rigiro l’invito ai miei amici:

Rain Gioia
Nerò
Mr Chinaski
Kiki
Laura

La vostra sempre più matta Faith

foto 1: Il simpatico scherzo dei miei simpatici amici che mi hanno regalato, hmh hmh, un palloncino....
foto 2: Carmen Consoli!

venerdì 12 gennaio 2007

Importantissssimo!

Carissimi...

Vi invito a visitare il blog del mio amico Nerò, http://diurnotturno.blogspot.com/ ...è richiesta la vostra partecipazione!!! Vi dico solo che ci sono di mezzo una bellissima canzone da ascoltare (e già per questo ne vale la pena mille volte) e delle impressioni da scrivere (voi bloggers dovreste andarci a nozze...), il resto è spiegato perfettamente nel blog!
Mi raccomando....passate parola, è importante avere tante tante opinioni! Andate e moltiplicatevi...

Faith

sabato 6 gennaio 2007

Don't let the bastards grind you down...

Non sono sempre stata la persona che sono oggi.
Da bambina ero allegra e chiacchierona (forse troppo!), da ragazzina sono stata solitaria e triste. All’età di 12 anni ero già alta quanto lo sono adesso, 170 centimetri di goffaggine totale.
Vedevo le mie compagne di scuola piccoline, carine, già un po’ formate. Io ero una spilungona imbranata e piatta, senza vestiti alla moda, pure un po’ secchiona, e (checché ne dica mia madre!) abbastanza bruttina.
Sono stata lo zimbello di una classe di ragazzini odiosi che non mi lasciavano scampo. A quell’età, o sei in o sei out. Io sono sempre stata maledettamente e inesorabilmente out. E non venitemi a dire che quello è un periodo in cui tutti vengono presi in giro…
Ho avuto credo la sfiga di trovarmi in un gruppetto di teste di c***o particolarmente idiote, fatto sta che è andata così.
Desideravo uscire con gli amici il sabato sera. Mi è stato risposto che non potevo uscire con loro, avevano deciso così.
Non ho mai avuto un fidanzatino o niente di simile.
Ho sempre e comunque fatto da tappezzeria alle feste.
Alla mia festa di compleanno dei 13 anni una che era una specie di amica si mise a pregare gli invitati di venire, altrimenti mi avrebbero dato tutti buca. Questo naturalmente l’ho saputo anni dopo.
Perché dico tutto questo?
Perché a distanza di ormai 10 anni queste cretine tornano a darmi fastidio. Per una questione che non vi sto qui a spiegare per non tediarvi (in sintesi, un regalo di laurea da fare a un’amica comune), queste cretine tornano a dare giudizi, a farmi sentire a disagio con quell’aria da superdonne, con quell’aria di disprezzo che mi faceva piangere di notte.
Quando ho a che fare con queste tizie, precipito inevitabilmente indietro di tanti anni, e mi tornano in mente le cattiverie subite, le volte che sono tornata da scuola piangendo, le volte che ho scritto sul mio diario che mi odiavo e le odiavo, le volte che non ho avuto la forza di farmi rispettare, le volte che ho pensato “è la volta buona…”, ma non era mai vero.
Come si fa a fregarsene? Me lo sapete dire voi?

“don’t let the bastards grind you down”…dovrò tatuarmelo!

giovedì 4 gennaio 2007

For You

There're no words to say

No words to convey

This feeling inside

I have for you


Deep in my heart

Save from the guards

Of intellect and reason

Leaving me at a loss

For words to express my feelings


Deep in my heart

Deep in my heart


Look at me losing control

Thinking I had a hold

But with feelings this strong

I'm no longer the master

Of my emotions


- Tracy Chapman -


Per te, per i 4 anni inestimabili che abbiamo passato insieme finora...e per tutti quelli che passeremo ancora!!!!

Faith

foto: "Le baiser"- R.Doisneau