Nutrimento per l'anima: i consigli di Faith!

  • da vedere: "Mine Vaganti", di F.Ozpeteck, con R.Scamarcio, A.Preziosi - 2010
  • da ascoltare: "Romeo e Giulietta", Prokofiev
  • da leggere: "Cieli di Zafferano", L.Lokko

giovedì 24 gennaio 2008

Un giorno, per caso


Ero alla scrivania…sto studiando per l’ultimo esame prima della laurea, che poi è il motivo della mia lunga assenza. L’ultimo esame. Ieri avevo i capelli corti e seguivo il primo corso in un’aula gigante piena come un uovo, e non sapevo assolutamente dove mettere le mani. Oggi sto preparando l’ultimo esame (con una buona probabilità di fallimento, tra l’altro, e slittamento della sessione di laurea, con conseguente depressione post-fallimento). Ma non è questo il punto.
Ero alla scrivania quando ho alzato gli occhi e ho visto la mia foto di quando ero piccina, non so, potevo avere circa quattro anni. Ho ricordi vaghi: eravamo in campagna, credo fosse pasquetta perché avevo un fiocco azzurro nei capelli, dietro la testa, che mi sembra di aver staccato da un uovo di pasqua. Non facevo altro che mettermi fiocchi e nastri nei capelli, qualunque fosse la loro provenienza. Ero un po’ vanesia, mi sa. Ero accanto a mia madre che mi stava facendo mangiare della pastina al sugo credo, e guardavo qualcosa, ma non so cosa.
E ho provato improvvisamente un po’ di sgomento. Non so perché, mi è sembrato veramente strano, veramente bizzarro che quella nella foto fossi io. Mi è sembrato strano che quel corpicino piccino, sottile, fosse il mio, che ci fossi io sotto quella frangetta scura. Non so come spiegarlo. Ho tentato di ricordare come fosse guardare il mondo dal basso, mangiare le stelline al sugo la sera, dormire in un letto e non toccarne la fine con i piedi, avere delle manine piccole e cicciotte sporche di pennarello, di plastilina e di giochi per strada. Ho ricordato un po’ alla volta com’era stare in braccio a qualcuno, fare finta di dormire la sera in macchina per farmi portare a letto dal mio papà, “accallucciarmi” (non saprei tradurlo, I’m sorry…) alla mamma sulla poltrona. Ho ricordato l’ultima volta che ho fatto pipì a letto e mamma si è talmente arrabbiata che me la sono dovuta vedere da sola, e la notte che invece mi sono alzata per andare in bagno ma ho sorpreso i miei a mettere i dolci nelle calze, e lì è finita la befana. Ecco perché la sua calligrafia era così uguale a quella della mamma!
E ho provato una fitta tremenda di nostalgia…ho ardentemente desiderato per un momento di tornare ad allora. Ho desiderato di non dovermi preoccupare di niente, se non di non farmi scoprire mentre rubavo la nutella. Di dormire tranquilla e sognare che avevo un vestito da principessa e dei poteri magici. Di avere quei capelli luccicanti che avevo da piccina. Di ricominciare da capo, per fare delle scelte diverse.
Ma poi ho pensato che magari fare delle scelte diverse mi avrebbe portato a non avere qualcosa che ho ora…e, seppure ci siano momenti difficili, seppure non sempre vada tutto il meglio, ho sentito che non vorrei rinunciare a niente di quello che ho. E soprattutto a nessuno.
Un ragionamento strano, me ne rendo conto. Ma capitemi. Sto preparando il mio ultimo esame.

martedì 25 dicembre 2007

Buon Natale...


C’è tanto da fare.
Tanti impegni da incastrare, tante persone da accontentare, tanta pazienza per badare a tutto, per non dimenticare nessuno. Tante code nel traffico, tante camminate a piedi per cercare quella cosa perfetta per quella persona, tanti giri in centro perché alla passeggiata di Natale non si può rinunciare, ma tanta stanchezza una volta rientrati a casa.
Tanto stress, tanta fatica, tanta concentrazione per pensare a tutti nel modo giusto, e quante volte il desiderio di mollare tutto e fuggire via lontano, lontano…
Ma poi ci sono le facce delle persone che ami quando scartano il regalo perfetto, cercato ovunque disperatamente. C’è un albero di Natale buffo, con tante palline diverse tra loro, non bello come quegli alberi perfetti che si vedono in giro, ma pieno di storia. Ogni anno, quando appendo la pallina rossa con le stelle che mi regalò la mia migliore amica in terza elementare, o quando prendo le lucine a forma di candela, vecchie, che non lampeggiano più ma mi ricordano tante cose, sorrido, e sono felice.
Ci sono i regali da portare in una certa casa, ogni anno dopo la cena della vigilia. Per niente al mondo me lo perderei.
C’è l’affetto delle persone che non smetteranno mai di volermi bene, né io a loro. Le uniche persone sulla faccia della terra che saranno sempre mie, che avranno sempre un pezzetto di me.
E tutta la fatica, tutto lo stress…sono acqua passata di fronte a questo, di fronte all’albero buffo, ai regali fatti con tutto l’amore possibile, al calore di sentire la mia famiglia, stretta e solida attorno a me.

Buon Natale, a tutti.

venerdì 14 dicembre 2007

Un pò di più


Stasera voglio sparire. Voglio che mi spuntino un paio d'ali bianche, per alzarmi e volare via, e vedere tutto da una prospettiva diversa e nuova. Voglio staccarmi da un modo di essere che non mi fa bene, e che da tempo ormai cerco di lasciarmi alle spalle, ma che alle volte torna indietro come un elastico e mi fa male. Mi va di trovarmi su una spiaggia bianca e tuffarmi in un mare azzurro, quell'azzurro che apprezzi a fondo quando è lo stesso colore degli occhi di qualcuno che ami. Voglio tuffarmi e sentirmi leggera in acque calme, lisce e placide, che sappiano accompagnare le mie braccia che nuotano, le mie gambe che veloci mi portano lontano. Voglio tornare a galla e vedere quanta distanza ho percorso, e vedere la spiaggia lontana, una striscia sottile di sabbia. Voglio correre come non ho mai fatto in vita mia e vedere erba tagliata da poco sotto i miei piedi, starnutire, ridere, portare occhiali da sole, stendere una coperta su quel prato e sdraiarmi ascoltando musica nelle orecchie. Sentirmi soddisfatta di me stessa, sentire che ho fatto la cosa giusta, scrollarmi di dosso questa rabbia che si esterna in parole sgarbate che in realtà vorrei dire soltanto a me stessa, a nessun altro che a me stessa. Questa rabbia perchè mi sento inadeguata, non all'altezza di ciò che vorrei essere. Di solito lascio tanti spazi tra le mie parole. Oggi non ci riesco. Ogni frase ne trascina un'altra, senza sosta, senza senso, senza filtro. Senza nesso lascio scorrere fuori ciò che cova, e spero serva a qualcosa. Serva a uscire da questo stallo, a riprendere quel bel cammino che avevo intrapreso, nel punto esatto in cui l'ho lasciato. Ma poi la vita è così, un salire, uno scendere. Godiamo delle salite, impariamo dalle discese. Voglio sentirmi viva, bella, voglio sentirmi un pò di più...un pò di più.

sabato 1 dicembre 2007

Ritorno al futuro


30 novembre 2015. Trasmissione del venerdì sera di cultura e approfondimento (sì, ce ne saranno prima o poi…). La conduttrice, una elegante donna di mezza età priva di pancia piatta e pure con qualche capello grigio (finirà l’epoca delle bellone rifatte) chiama l’ospite principale della serata.

Conduttrice: “Ed ora passiamo all’ospite più attesa della stagione. A 31 anni compiuti da poco, la nostra ospite è autrice di un romanzo divenuto ormai un cult della sua generazione, un successo di critica e di pubblico, ha partecipato alla stesura della sceneggiatura del film che ne è stato tratto presentato quest’anno al festival di Cannes, e interpretato anche un breve cammeo nel film, e per finire, tra poco nascerà il suo primo atteso bambino…senza altre presentazioni ecco a voi Faaaiiiith!!

Faith (con un gran panzone per via del bimbo e molto emozionata): “Saaalve a tutti, sono molto felice di essere qui stasera!”

C.: “La trovo veramente in forma, è raggiante!”

F.: “Beh, sì, sono molto felice. Ho avuto delle grandi soddisfazioni in questi ultimi anni e in più, come può vedere, presto nascerà mio figlio…”

C.: “Sì, direi che si vede (risate e applausi). Bene, passiamo alla nostra intervista. Come sa il tema della nostra serata è la blogosfera. Sappiamo che i primi successi lei li ha ottenuti proprio in questo campo, e che molti spunti tratti dal suo blog “Appunti di Viaggio” sono entrati nel suo romanzo…”

F.: “Sì, devo molto al mio blog, è vero.”

C.: “Bene, allora ci dica, cosa l’ha spinta a creare un blog?

F.: “Hmm…ne sentivo parlare da un po’ e avendo sempre amato scrivere avevo voglia di aprirne uno, ma inizialmente pensavo fosse una cosa troppo difficile per me, a livello tecnico. Poi due miei cari amici ne aprirono uno e mi dissero che era stato molto semplice, così mi feci coraggio e tentai: così nacque Appunti di Viaggio.”

C.: “Il suo primo post?”

F.: “Ecco, una volta creato il blog mi venne il panico su cosa scrivere. Volevo dargli un taglio divertente e ironico, ma lì al momento dovetti improvvisare, non sapevo proprio che cavolo dire. A rivederlo ora, questo post, mi fa anche sorridere…”

C.: “C’è un post di cui si vergogna di più?”

F.: “No, vergognarmi proprio no. Forse c’è qualcosa che avrei voluto scrivere meglio, ma non ho nulla di cui vergognarmi. Forse mi dà un po’ fastidio aver scritto di momenti in cui tendevo un po’ a piangermi addosso. Ma poi ho capito che non aveva senso e ho smesso.”

C.: “Il post di cui va più fiera?”

F.: “Beh, sicuramente quelli in cui sono stata più incisiva, o sono riuscita a far sorridere e/o riflettere le persone. Se dovessi sceglierne qualcuno, direi per esempio Natale. E' tempo di migrare, Cronaca di uno stress annunciato, Occhi limpidi e 29 giugno, tanto per spaziare tra generi diversi, anche se ce ne sono molti altri di cui sono soddisfatta, altrimenti non li avrei scritti, d'altra parte...”

C.: “Bene…andremo tutti a rileggerceli, ma passiamo ora a parlare del suo romanzo, e del film…”


Drin drin drin drin drin…ma che c….sì, sì, spengo la sveglia, mi alzo…che bel sogno però…

Nel mio modo come al solito poco normale ho assolto il meme che mi ha passato la cara Perlinavichinga…quelle in corsivo blu sono le domande a cui bisogna rispondere. Passo la palla a Rain, Kiki, Pideye e chiunque altro voglia farlo! Besitos!

lunedì 19 novembre 2007

I'm waiting for...


Ho questo camino acceso di fianco a me. Ho un maglione di lana morbida che mi riscalda. Ho una cena quasi pronta che tra un pò mangerò con gusto. Ho le persone che amo nelle stanze accanto, ne manca qualcuna, ma solo fisicamente. Ho tante cose dentro, che vorrei trovare le parole per esprimere, ma è così difficile. Da giorni ormai ho questo miscuglio di emozioni che mi fanno girare la testa. E non so a quale dare retta. Ho paura, perchè non so che piega devo far prendere a questa vita, a questi ventitre anni che vorrei forse aver speso meglio. Devo prendere una decisione, e non so da che parte iniziare. Devo prendere molte decisioni. Ho paura, sono stanca, vorrei stendermi nel mio letto e dormire per tanti giorni. Vorrei passare le mattine a passeggiare nell'aria limpida della campagna quando è bel tempo e i pomeriggi a bere le mie tisane profumate di fiori davanti al camino, e riprendermi il tempo di ascoltare me stessa, ciò di cui ho bisogno. Riprendermi il tempo di prendermi cura di me, perchè in tutto il tempo che riesco a trovare per gli altri non sono capace di spendere un minuto per me. Vorrei riuscire a far sgorgare un fiume di parole liberatorie, di frasi che mi sgancino da questa realtà relativa, da questo forse perenne che mi disturba. Vorrei capire cosa c'è davvero in questa mia testolina, sotto questi capelli scuri. Ma sono confusa. Perchè a volte riesco anche a essere felice, a gioire per un bacio, per un paesaggio, per una parola, per un pensiero, per una passeggiata in una piccola città antica. E non so chi sono. Sono la ragazza triste? La ragazza felice? La ragazza serena? La ragazza insoddisfatta?

E allora...attendo. Attendo.

domenica 4 novembre 2007

Happy birthday


23 anni fa a quest'ora me ne stavo in una culla nella nurserie dell'ospedale, respirando con i miei polmoni da poche ore. Probabilmente non vedevo quasi niente, solo le ombre che vedono i neonati, probabilmente piangevo e non facevo altro che mangiare, fare bisogni e dormire. Probabilmente i miei parenti facevano la fila davanti al vetro per vedermi, e chissà se è vero, come dice mio fratello, che ero brutta come una ranocchietta, piccola e grinzosa.

Oggi sono passati 23 anni esatti da quel giorno di novembre, e sono adulta.

Per la prima volta nella mia vita, oggi non mi sembra che sia il giorno del mio compleanno. Mi dicevano "ma perchè non ti piace il tuo compleanno?". Così quest'anno mi sono impegnata. Ho chiamato gli amici, ho fatto con tanta fatica una grande torta gialla. A mezzanotte del mio compleanno ho brindato ai miei 23 anni, scartato dei regali, sorriso per delle foto.

Ma nonostante questo, una vena di tristezza mi ha colto. Come sempre.

Amici che dovrebbero conoscerti ti fanno regali mortificanti. Tanti oggetti, pochi pensieri. Persone che contano non ci sono. E tutti sono sempre troppo occupati a pensare a se stessi per dedicarti una serata del loro tempo. Anche solo un minuto di affetto sincero. Persone che ci sono, ma non ci sono.

Tutti sono troppo presi da se stessi, e questo mi fa male. Tutto qua.

Era tanto che non scrivevo qualcosa del genere. Da tempo mi sono buttata alle spalle il pessimismo, il disfattismo, le lagnanze.

Ma oggi me lo concedo.

Tanti auguri a me.

mercoledì 24 ottobre 2007

La fortuna aiuta gli audaci

Sì, quel fastidio che sentite la notte, quel non riuscire a dormire poi tanto bene, quell'insoddisfazione in qualsiasi cosa facciate, lo so...è perchè ancora non sapete com'è andato il mio esame!!!
Ebbene, oggi pomeriggio ho compiuto l'impresa...è fatta!
Dio, impietosito per i miei sforzi, ha fatto sì che la giustizia facesse il suo corso:
30 cum laude!
Inutile dire che sono felicissima e soddisfatta...
Grazie a tutti per il caloroso sostegno...siete un pubblico fantastico!
(Sì, ve lo confermo, mi sono bevuta il cervello, ma non è colpa mia... :/ )

giovedì 18 ottobre 2007

Stanchitudine


Vi chiedete dove sono sparita, nevvero?
Ebbene…

La prima settimana di ottobre pensavo di aver toccato il fondo.
1 ottobre: tutto il giorno al matrimonio di mia cugina
2 ottobre: senza potermi riprendere dai postumi del giorno prima…esame di storia delle religioni.
3 ottobre: tour de force per ripassare TUTTA l’età moderna (1492-1870)
4 ottobre: esame di storia moderna.
6 ottobre: battesimo di mia nipote.

Quando niente. Quando troppo.

Ma contrariamente ad ogni previsione, sono sopravvissuta.
Mi preparavo a preparare l’ultimo esame della sessione con un pizzico in più di calma, e un po’ di tempo a disposizione, quando lunedì 8 ottobre, mettendomi a studiare le dispense di letteratura francese, mi sono resa conto dell’imponderabile. Il testo è in francese. E ok. Al gabbiotto in università mi hanno detto che c’era la traduzione, e io naturalmente l’ho presa. E ok. Poi capisco che. Capisco che la traduzione è scritta a mano, e soprattutto è incomprensibile. Topo Gigio l’avrebbe fatta meglio. Meglissimo! Controllo un po’ dal testo originale e mi rendo conto che sulla pseudotraduzione è praticamente scritto tutt’altro. Panico. Che faccio? Idea. Me la traduco da sola. Insomma, alle medie ero brava in francese. Che poi ci sia un buco nero di circa 10 anni in mezzo, beh, è trascurabile.
Così ho cominciato bellamente questa faccenda, senza capire che mi stavo accingendo ad attraversare l’oceano con una barchetta a remi. Mi sono detta, ci metterò qualche giorno.
Ho cominciato lunedì 8 ottobre, e senza staccarmi MAI dal computer ho finito oggi giovedì 18 ottobre. In questi dieci giorni sembravo un automa. Sveglia, colazione, a tradurre, pranzo, a tradurre, cena, a tradurre. Micidiale. Alle volte dimenticavo persino di andare a fare pipì. È probabile che mi sia provocata danni alla vescica, alla schiena, agli occhi. Sono stanca in maniera inenarrabile.
Ma ho detto che ce l’avrei fatta, e così è stato. Mi sono accorta di essere anche abbastanza brava. Il mio bambino è stato dato alle stampe, ce l’ho qui di fianco rilegato con una spirale nera veri profescional. Mi sento emozionata come se avessi scritto un libro. Io se fossi nel professore mi metterei 30 cum laude solo a vedere questo popò di lavoro. C’è pure l’indice!
L’ironia della sorte è che tutto ciò ha occupato le quasi due settimane che avrei invece dovuto impiegare a leggere tre romanzi e studiare le suddette dispense. Le ho tradotte. Ora devo studiarle. E farci uscire il tempo per leggere i tre romanzi. E l’esame è il prossimo mercoledì. Trallallero trallallà.
Ma poiché mio fratello dice sempre che sto troppo avanti (anche se ho sempre il dubbio latente che mi prenda in giro), e poiché lui è il mio fratello maggiore devo dargli retta, mi sono convinta che devo farcela anche stavolta.
Voi che dite, ce la faccio?
A bientot!!!

Ps: mi scuso per la mia prolungata assenza dai vostri blog…ma credo di averne spiegato abbastanza il motivo…perdonata?!?

domenica 23 settembre 2007

Ricordi/2

Poi un sabato caldissimo e assolato mi sono fermata.
Non entravo in quel cimitero da più di dieci anni.
“Non mi serve andare lì per ricordarli”, dicevo spavalda.
Ma ero arrivata ad un punto in cui ne sentivo il bisogno, non so neanche io perché.
Da tempo volevo farlo, ma quel pomeriggio in particolare ho sentito di doverlo fare. Ero in macchina con il mio amore, ci siamo passati per caso, gli ho detto di accostare.
C’era un sole cocente, poche persone chiacchieravano tra loro mentre si occupavano dei proprio cari, toglievano i fiori già appassiti per il caldo.
Non sapevo bene dove andare, non ricordavo il posto preciso. Ho iniziato a girare, a leggere nomi, date di nascita e morte, a guardare fotografie. Non riuscivamo a trovare nessuno.
Poi improvvisamente ho letto il mio cognome, mi sono fermata. Era mio nonno, suo marito. Non so perché ho pianto come una bambina, come non feci neppure quando morì. Le signore di fianco hanno abbassato la voce. Io ho osservato per un po’ il suo viso. Poi ho continuato a camminare.
Non riuscivo proprio a trovarla. E invece poi un altro po’ di passi, di nomi e facce, e lei era lì.
Non so come mi sentivo. Ero felice di vederla, ero triste perché non potevo parlarle. Ero sorpresa perché ricordavo un po’ diverso il suo viso. Nella foto aveva quegli orecchini che ricordavo distintamente. Ho pianto di nuovo, il mio amore mi abbracciava le spalle, mi diceva che andava tutto bene. Non avrei voluto essere che con lui in quel momento.
Poi ho letto le date, e sono rimasta senza parole.
Nascita, 25 agosto.
Ho acceso il cellulare e controllato la data, 25 agosto.
Faticavo a crederci.
Dieci anni che non andavo a trovarla, e mi sono trovata lì proprio il giorno del suo compleanno.
Non lo so cosa voglia dire. Se sia un caso, o no.
Mi sono incamminata verso l’uscita, con la testa pesante. Ma ad ogni passo, mi sentivo più leggera.

domenica 16 settembre 2007

Tentar non nuoce, chi non risica non rosica, rosso di sera bel tempo si spera

La fotografia mi affascina. Non sono assolutamente un'esperta, ma mi piace catturare angoli di mondo, di vita e di persone. Io ci ho provato...poi si vedrà! La persona da ringraziare per averci dato la possibilità di partecipare a quest'iniziativa è Samuele Silva, e il filo conduttore del concorso è l'estate.

Che altro dire?

Che vinca il migliore!


Ecco le mie foto:









venerdì 14 settembre 2007

Qualcosa che non c'è/2


Tutto questo tempo a chiedermi
Cos'è che non mi lascia in pace
Tutti questi anni a chiedermi
Se vado veramente bene
Così come sono
Così
Così un giorno

Ho scritto sul quaderno
Io farò sognare il mondo con la musica


Non molto tempo dopo
Quando mi bastava
Fare un salto per
Raggiungere la felicità
E la verità è che



Ho aspettato a lungo
Qualcosa che non c'è
Invece di guardare il sole sorgere


Questo è sempre stato un modo
Per fermare il tempo
E la velocità
I passi svelti della gente
La disattenzione
Le parole dette
Senza umiltà
Senza cuore così
Solo per far rumore

Ho aspettato a lungo
Qualcosa che non c'è
Invece di guardare
Il sole sorgere


E miracolosamente non
Ho smesso di sognare

E miracolosamente
Non riesco a non sperare


E se c'è un segreto
E' fare tutto come
Se vedessi solo il sole


Un segreto è fare tutto
Come se
Fare tutto
Come se
Vedessi solo il sole

Vedessi solo il sole
Vedessi solo il sole

E non
Qualcosa che non c'è



-Elisa-






Tutto ciò che non ho mai saputo dire.





foto by Faith

domenica 19 agosto 2007

Ricordo


È da qualche tempo, sai, che inizio a sentire un po’ di più la tua mancanza.
Te ne sei andata quando ero troppo piccina, sette anni sono pochi e i miei ricordi si confondono sempre di più. Non ricordo più il suono della tua voce, né il colore dei tuoi occhi. Ricordo la tua figura ancora alta, dal portamento elegante, sebbene l’età avanzasse. Ricordo i tuoi capelli ricci, e ricordo i tuoi orecchini, dei piccoli esagoni appesi al lobo. Non so perché ma li ricordo distintamente. Che darei per averli ora, per avere qualcosa di tuo.
Poi ricordo la tua fede incrollabile, il ritrattino del papa, il calendario dei santi, la radiolina rosa che ti avevamo regalato sempre fissa su Radio Maria. E sorrido se penso a te che mi prepari il panino con zucchero e olio, e tra una domanda e l’altra continui a recitare il rosario.
E quei buffi occhiali che ti avevano comprato gli ultimi tempi, ti eri arresa al fatto di non vederci bene ma poi per civetteria non li mettevi quasi mai, non ti piacevano.
Ti ricordo come una nonna affettuosa e generosa, e se oggi ci fossi ancora io penso che mi faresti felice. Ti ricorderesti quando ho un esame, e mi faresti tanti complimenti se lo supero. Forse mi daresti anche qualche soldino, come facevi sempre.
Ti avrei fatto conoscere il mio amore, e credo proprio che ti sarebbe piaciuto. Magari ci avresti invitati a pranzo da te, e avresti fatto le patate al forno.
Invece tu una notte d’estate hai deciso di volare via, leggera leggera. Dicono che non hai sofferto, sei solo andata a dormire e a un certo punto ti sei spenta.
Quanto mi ha influenzato tutto questo? Quanti anni ci ho messo a metabolizzare quella telefonata in piena notte? E quanto quella notte c’entra con tante delle mie paure? Quante domande, e poche risposte.

E non ho neppure una fotografia con te.
Sono pensieri poco consoni a questi giorni d’estate, mi rendo conto…ma è quello che ho dentro ora. Tutto qui…pensieri scomposti di una notte di agosto.

venerdì 27 luglio 2007

No comment

Suppongo che se mi attaccassi una telecamera addosso e me la portassi in giro con me a riprendere quello che mi succede potrei lanciare la sitcom più divertente (e tragicomica) degli ultimi vent’anni.

Prologo: per chi non lo sapesse questa sessione avevo già avuto la mia parte di sfiga, passando tutto maggio sul manuale di latino senza poi poter dare l’esame per una stupida e assurda questione burocratica. E un mese di studio è stato buttato nello sciacquone, per non usare francesismi.

Stavolta è successo che sono stata un mese a studiare storia contemporanea, e mi stavano veramente cedendo i nervi per la stanchezza. Nell’ultimo mese ho mandato più mail al prof che al mio ragazzo per essere sicura del programma. E dopo aver scritto al prof per ennesima conferma se andasse bene il libro che avevo scelto e lui aveva risposto di sì e pensavo che fosse sicuro al cento per cento cosa dovevo studiare (una monografia più il manuale di storia generale), ebbene a questo punto il 26 LUGLIO vado a fare l’esame ed esce fuori che dovevo fare DUE monografie.

Dico: “prof, ma le ho chiesto via mail se il libro che avevo scelto andava bene e lei mi ha risposto di sì…”
Dice: “beh, se lei mi chiede se un libro va bene io le rispondo di sì. Ma ciò non toglie che bisognava aggiungerne un altro.”
Dico: “…….”
Fumetto con disegnino della mia laurea che mette le ali.
Collasso.

Devo aggiungere altro al dialogo più divertente della storia?

Mi accingo solo mestamente a tirare lo sciacquone su un altro mese di studio.

Poi esci e ti devi pure sentir dire: “ammazza, ci vai tutti i giorni al mare eh?!” (risolini, alludendo al mio colorito color latte). Ma vaff…

martedì 10 luglio 2007

Saturday night fever

Già che oggi è stata una giornataccia, per “sdrammatizzare” vi racconto l’ultima che mi è successa.

Sarà che noialtri alternativi ci scocciamo a fare sempre le solite cose, vi dirò che dopo una settimana stressante di esami e studio non desideravo per niente uscire un po’ con il mio amour e i miei amici, e andare a fare, chessò, una passeggiata in riva al mare o andare a bere qualcosa e fare due chiacchiere. No no, per niente. Così ho deciso di passare un sabato sera trasgressivo, e andare a farmi un giro al Pronto Soccorso.

La faccenda è questa. Sabato, nel pomeriggio, aspettando di passare una bella serata fantasticavo su cosa mettermi, o meglio su cosa abbinare a un paio di fantastici sandali dorati che mi ero comprata qualche giorno prima (Moira Orfei mi fa un baffo). Avevo optato per gonna corta bianca e maglia color cioccolato. Avevo anche scovato la cintura perfetta. Nel frattempo però accusavo un leggero dolorino di schiena. Sopportabile, in ogni caso.


Così arrivata a casa verso le otto e venti, mangio e vado a farmi la doccia. Uscita dalla doccia, il tempo di tornare nella mia stanza e piazzarmi davanti all’armadio, sento un dolore lancinante nella parte bassa della schiena. Mentre mi rendo conto di che cavolo sta succedendo provo ad andare verso il letto, ma a malapena riesco a camminare. Tento di arrivare al bagno per asciugarmi i capelli ma niente, mi cedono le gambe dopo due passi e quasi cado rovinosamente a terra. Incredula per cotanto dolore mi metto sul letto e con i miei riflettiamo sul da farsi. Mia madre tenta la carta del medico vicino di casa: niente, non c’è.

Resta un’unica, malefica soluzione che aleggia nell’aria: il Pronto Soccorso.

Non ho molta voglia di andarci, ma sto troppo male. Così mi arrendo, e decido di sfidare la sorte. Dopo parecchia fatica (vestirsi, fare tre piani di scale, salire in macchina) ci avviamo verso l’ospedale. Ogni metro percorso sale esponenzialmente il mio sentirmi una sfigata totale. Dovevo essere a casa a prepararmi per uscire e invece sto andando al Pronto Soccorso, per di più con dei capelli improbabili.

Stoicamente resisto a tutto ciò e mi accingo ad aspettare diligentemente il mio turno (c’era diversa gente alternativa sabato sera in ospedale). I miei vanno a fare l’accettazione. Dopo un po’ mi fanno cenno di avvicinarmi. Mi alzo con parecchio dolore e fatica e muovo qualche passo aggrappata al mio ragazzo, immaginando che debbano chiedermi qualcosa all’accettazione. In realtà abbiamo supposto che l’infermiere volesse solo stabilire come stavo. Scientifico come metodo, direi.

Alla fine dei conti dopo un po’ tocca a me. Già per arrivare alla porta dell’ambulatorio ci metto una paio di ore. Entro e il dottore sta lì parecchio scoglionato.
“Che ha fatto la signorina?” senza nemmeno guardarmi. Vorrei dirgli che non è educato parlare in terza persona di una persona che è presente nella stanza.
“Ho un forte mal di schiena.”
“Quando le è cominciato?”
“Stasera, appena uscita dalla doccia.”
“hm hm. Si metta sul lettino.”
“Ma…c’è quella…” (la bocchetta dell’aria condizionata sparava direttamente sul lettino. È una mano santa l’aria condizionata per una schiena bloccata e dolorante…)
“Q u e l l a non si può spegnere.” (tono del tipo: sì, quel grasso che hai sulla faccia è ripugnante. Sparisci.)

Mi metto sul lettino e il dottore simpaticone mi si avvicina e non so perché mi sente i bronchi. Mi guarda la schiena e dice all’infermiere di farmi un’iniezione. L’infermiere la prepara e mi dice di scendere dal lettino, neppure faccio in tempo a chiedere come devo mettermi che il maledetto mi spara l’iniezione così, in piedi, come se fossi un cavallo. Gli chiedo una protezione per lo stomaco (le medicine per il mal di schiena fanno male allo stomaco e io ho appena avuto la gastrite) e il tizio mi dà del Maalox. Che chi è esperto di cose simili sa che è acqua fresca.

Per concludere al meglio, il dottore simpaticone stampa il referto. Scrive che lamento dolore lombare (ma va?!). E mi appioppa il codice bianco. Devo pagare 25 euros. Devo pagare 25 euros?!

Morale: una povera deficiente come me dopo una settimana stressante invece di uscire con gli amici si ritrova al Pronto Soccorso con un dolore terribile e, manco l’avessi deciso io, devo pure pagare?!? E non me la prendo con chi ha fatto la legge, dato che non so da voi ma qui da me le vecchiette invece di andare dal medico di famiglia vanno al Pronto Soccorso per farsi dare l’aspirina. Me la prendo con il bastardo dottore che ha valutato!

Conclusioni? Non so se lo capirete tutti, ma dalle mie parti si dice: “Curnut e mazziat”…
Mi sembra di essere stata esaustiva!

venerdì 29 giugno 2007

29 giugno


Ti ricordi la casetta sotto la scrivania?
Nei pomeriggi d’inverno, finiti i compiti, qualche volta invece di andare dai tuoi amici restavi con me. E mettevamo il lembo della coperta sopra la scrivania, lo fermavamo coi libri, e quella semplice coperta per me era tutto un mondo. Ci portavamo i cuscini e giocavamo non mi ricordo neanche bene a cosa. Una volta era un’astronave, una volta una villa, una volta un sottomarino. E quando era quasi ora di cena tornava papà dal lavoro e veniva carponi a fare versi da leone e distruggerci la casetta, e anche se lo sapevo che era lui mi sentivo sempre un brivido nella pancia, come quando vai sulle montagne russe. Ero felice.
E ti ricordi quando per lanciare i palloncini con l’acqua ai ragazzini giù in strada me ne hai rotto uno in testa? E lì con il phon, ad asciugare i capelli prima che mamma tornasse e ci desse una lezione! E tutte le volte che ci siamo presi a botte? A dire la verità ci facevamo male sul serio…ma nessuno dei due mollava.
Mi hai fatto incazzare tante di quelle volte…
Però se ho mal di stomaco di notte mi prepari la camomilla, se resto a piedi con il motorino mi vieni a prendere (anche se mi urli in testa che sono trascurata e non faccio benzina…), se devo prendere il treno alle 7 di mattina mi accompagni in stazione, se devo andare in palestra e sono in ritardo mi stiri la maglietta, visto che tra parentesi sai anche stirare meglio di me…
Per questo, e per mille altri motivi, buon compleanno.
Gli anni passano, ma è risaputo che il buon vino invecchiando migliora.

mercoledì 27 giugno 2007

Sì, viaggiare...



Sono giorni lunghi e faticosi di studio matto e disperatissimo, questi. Così per evadere dalla dura realtà approfitto di una breve pausa nella micidiale catena dormiremangiarestudiare e accolgo l’invito della dolce Perlina, che mi chiede quali sono i cinque luoghi in cui sogno di andare…





  • Parigi. Montmartre, Notre Dame, la Senna…la sogno da sempre.


  • Salvador de Bahia. La mia passione per la letteratura sudamericana e soprattutto i romanzi di Jorge Amado hanno lasciato un segno indelebile! Come si fa a leggere “Dona Flor e i suoi due mariti senza desiderare di immergersi nella magia di Bahia?


  • Irlanda. Un altro luogo che mi affascina: il mare tempestoso e grigio così diverso dal mio panorama mediterraneo, il fondo di cultura celtica, le fate dei boschi.


  • Grecia. Mi attrae vedere luoghi che ho studiato per tanti anni sui libri, che migliaia di anni fa hanno visto vette artistiche e culturali così sublimi.


  • Stati Uniti. Le mille facce di un continente. Da Manhattan alla California, dal profondo sud a Las Vegas.


Ok, basta sognare…speriamo solo che qualcuno di questi desideri si avveri, prima o poi.
E voi, dove andreste?

martedì 12 giugno 2007

Riflessioni

Ci sono momenti in cui mi sembra che tutto possa andare bene.
Un momento così è ora, che studio fuori la mia verandina. Non posso fare a meno di voltarmi di tanto in tanto e osservare il cielo terso, la casetta gialla, l’erba e gli alberi. È un panorama semplice eppure ora mi appare bellissimo.
Ho una sensazione di pace, di serenità.
Ho studiato abbastanza oggi, e sono contenta di me.
Credo di aver recuperato qualcosa di bello che stava rischiando di sciuparsi, e sono felice di non essere stata solo io a volerci provare.
Mi sento bene quando, come ora, mi sembra di aver costruito qualcosa. Quando posso pensare con serenità alle persone a cui voglio bene, che mi vogliono bene. Mi fa sentire bene sapere che da qualche parte c’è qualcuno che ricambia il mio affetto, sapere che posso sentirmi a posto con me stessa perché, anche se di errori se ne fanno sempre tanti, non ho troppo di cui rimproverarmi.
Ho iniziato da poco questo percorso dentro di me, perché è facile affezionarsi agli altri più che a se stessi. Ma sono contenta dei passettini che ho fatto finora, delle volte in cui ho potuto dire di stare bene con me stessa, e dei progressi che grazie a tutto questo ho fatto anche nei rapporti con gli altri. Adesso posso voler bene alle persone in maniera più indipendente, più spontanea. Adesso che non ho più l’ossessione di farmi voler bene per forza, mi rendo conto che le persone sono più attratte da me. Non è buffo? Eppure sono i paradossi della vita.
Ora non è che io abbia raggiunto le vette della calma zen, anzi ne sono parecchio lontana!
Ma vado avanti e cerco di evolvermi. I colpi della vita li utilizzo per diventare migliore, non per incattivirmi.
Tutto qui, niente di trascendentale. Non ho scoperto il senso della vita né il segreto della felicità.
Ma sono io, e va bene così

domenica 3 giugno 2007

Un'estate fa

Ed è passato un anno esatto.
Ricordo quel sabato sera che mi è girato per la testa di fare un blog, che fino a due ore prima non avevo la minima idea di come funzionasse.
Ho riletto i primi post che ho pubblicato su queste pagine, e mi hanno fatto un pò sorridere.
E poi ho visto i primi commenti di ognuno di voi, amici "virtuali". Ma quanto virtuali?
Certo, un blog non è la vita reale. Ma voi siete lì, ognuno nella propria città, ognuno nella propria vita. Eppure sempre pronti a dare una parola di conforto, a ridere con me delle mie buffe disavventure, a darmi quel minimo di sostegno che delle volte basta a sentirsi un pò meglio. Non è poco.
Vi ringrazio per ogni volta che mi siete stati vicino, per ogni parola gentile, per ogni risata.
Mi piacerebbe fare una festa per questo anniversario e invitarvi tutti, e vedere cosa mi perdo dei vostri sorrisi, del tono della vostra voce, degli accenti provenienti da tutta la penisola, del vostro modo di fare.
Mi accontento a malincuore di mandarvi un abbraccio e dirvi che siete importanti per me, davvero.
La mia ispirazione come si può ben notare ancora non è tornata...ma non potevo far passare questo giorno.
Un bacio a tutti,

Federica

giovedì 17 maggio 2007

Arriva un giorno in cui bisogna prendere una decisione
















La linea d'ombra
la nebbia che io vedo a me davanti
per la prima volta nella vita mia mi trovo
a saper quello che lascio e a non saper immaginar quello che trovo
mi offrono un incarico di responsabilità
portare questa nave verso una rotta che nessuno sa
è la mia età a mezz'aria in questa condizione di stabilità precaria
ipnotizzato dalle pale di un ventilatore sul soffitto
mi giro e mi rigiro sul mio letto
mi muovo col passo pesante
in questa stanza umida di un porto che non ricordo il nome
il fondo del caffè confonde il dove e il come
e per la prima volta so cos'è la nostalgia la commozione
nel mio bagaglio panni sporchi di navigazione
per ogni strappo un porto per ogni porto in testa una canzone
è dolce stare in mare quando son gli altri a far la direzione
senza preoccupazione
soltanto fare ciò che c'è da fare
e cullati dall'onda notturna sognare la mamma... il mare.
Mi offrono un incarico di responsabilità
mi hanno detto che una nave c'ha bisogno di un comandante
mi hanno detto che la paga è interessante
e che il carico è segreto ed importante
il pensiero della responsabilità si è fatto grosso
è come dover saltare al di là di un fosso
che mi divide dai tempi spensierati di un passato che è passato
saltare verso il tempo indefinito dell'essere adulto
di fronte a me la nebbia mi nasconde la risposta alla mia paura
cosa sarò dove mi condurrà la mia natura?
La faccia di mio padre prende forma sullo specchio
lui giovane io vecchio
le sue parole che rimbombano dentro al mio orecchio
"la vita non è facile ci vuole sacrificio
un giorno te ne accorgerai e mi dirai se ho ragione
arriva il giorno in cui bisogna prendere una decisione..."
E adesso in questo giorno di monsone
col vento che non ha una direzione
guardando il cielo in senso di oppressione
ma è la mia età dove si sa come si era e non si sa dove si va,
cosa si sarà che responsabilità si hanno
nei confronti degli esseri umani che ti vivono accanto
e attraverso questo vetro vedo il mondo come una scacchiera
dove ogni mossa che io faccio può cambiare la partita intera
ed ho paura di essere mangiato ed ho paura pure di mangiare
mi perdo nelle letture, i libri dello zen ed il vangelo
l'astrologia che mi racconti il cielo
galleggio alla ricerca di un me stesso con il quale poter dialogare
ma questa linea d'ombra non me la fa incontrare.
Mi offrono un incarico di responsabilità
non so cos'è il coraggio se prendere e mollare tutto
se scegliere la fuga od affrontare questa realtà difficile da interpretare
ma bella da esplorare
provare a immaginare cosa sarò
quando avrò attraversato il mare
portato questo carico importante a destinazione
dove sarò al riparo dal prossimo monsone
mi offrono un incarico di responsabilità
domani andrò giù al porto e gli dirò che sono pronto per partire
getterò i bagagli in mare studierò le carte
e aspetterò di sapere per dove si parte quando si parte
e quando passerà il monsone dirò
levate l'ancora diritta avanti tutta
questa è la rotta
questa è la direzione
questa è la decisione.

Lorenzo Cherubini

sabato 12 maggio 2007

Musica

Raccolgo con piacere l’invito della cara perlinavichinga a partecipare ad una nuova catena. Consiste nell’elencare le (circa) 10 canzoni più importanti della mia vita. Vi dirò che non è facile, che sicuramente appena finito me ne verranno in mente altre che non mi perdonerò di non aver inserito…ma ci provo, come va va! Ognuna di queste canzoni rappresenta un lato di me, o un momento della mia vita. Le amo al di là di un mero fattore estetico…sono diciamo un piccolo ritratto di ciò che sono e sono stata. Ecco a voi…

Blunotte, C. Consoli

Heart-Shaped box, Nirvana

At my most beautiful, R.E.M.

Quello che, 99 posse

Don’t speak, No doubt

You oughta know, A.Morissette

Lasciati, Subsonica

The power of love, Frankie Goes to Hollywood (nella versione dei Motel Connection)

La ballata di Michè, F. De Andrè

I giardini di marzo, L. Battisti

Immortalità, Pearl Jam

Passo come sempre ai miei affezionati Rain, Kiki, Nerò, Viola, Fra, Cilions, Pideye e Mr Chinaski, e naturalmente a chiunque voglia farlo!